The Tenement Museum: RICORDI ED EMOZIONI…COMMOZIONE E DOLCEZZA

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LES, quartiere del Tenement Museum, bagnato dall’East River (uno stretto braccio di mare che separa Manhattan ad est da Brooklyn e dal Qeens), all’incirca tra Canal Street ed Hudson Street.

Miles Hyman e Vincent Rea nella loro guida “New York, itinerari d’autore“, EDT edizioni, un gioiellino datato 2010 ma sicura curiosità per chiunque sia, come me, alla ricerca di atmosfere, nel capitolo intitolato “Spirito vintage nel cuore dell’East Side” scrivono:

Il Lower East Side ha serbato a lungo un’atmosfera popolare di forte impronta yddish. All’inizio del XX secolo accolse infatti più di mezzo milione di ebrei giunti dall’Europa centrale e orientale, i quali andarono ad ammassarsi in tenements (case popolari) spesso insalubri, portando con sé la propria cultura e tradizione gastronomica. Quartiere povero, dopo l’ultima guerra divenne approdo di famiglie ispaniche, artisti squattrinati e bohémien contestatari, per conoscere la sua epoca d’oro soltanto intorno al 2000, poco prima dell’esplosione degli affitti. Oggi che cosa resta del passato? Qualche sparuta comunità ebraica e fabbricati latino-americani in un ambiente un po’ radical-chic, per non dire mondano. E’ una frotta di bar, rigattieri e negozi di mobili di design, con l’ultramodaiola Rivington St a fare da spina dorsale; il tutto frequentato da personaggi dallo stile sapientemente trasandato… Insomma, quanto basta per divertirsi pagando…”

THE TENEMENT MUSEUM

Struttura in mattoncini rossi costruita nel 1863 al 97 di Orchard Street nel quartiere Lower East Side di Manhattan, nel corso del tempo abitazione per circa 7000 immigrati della classe operaia. Affrontavano sfide che oggi abbiamo imparato a comprendere: cambiare vita, lavorare per un futuro migliore, mettere su famiglia malgrado possibiltà e mezzi molto limitati.

Allo scopo di riconoscere la giusta importanza a questo edificio, apparentemente ordinario, il Tenement Museum ha reinventato il ruolo che i musei possono avere nelle nostre vite.
Qui sotto alcune immagini di come appariva in diversi periodi storici questo scorcio di città.

Lower East Side Tenement Museum photographic collection.
Lower East Side Tenement Museum photographic collection.
Tenement Museum: Lower East Side, come era...
Tenement Museum: Lower East Side, come era…

The Tenement Museum: L’AREA “no photo”

Nel sito gothamist.com la serie di scatti ad opera del fotografo TOD SEELIE documenta gli ambienti aprendo un varco immaginario.
Il Tenement Museum ha un regolamento molto rigido riguardo la possibilità d’introdurre attrezzature per la ripresa video e fotografica “…perché distrae dall’esperienza che offriamo e, cosa che ci rende particolari, cerchiamo di creare interazione con i nostri visitatori, accompagnandoli e guidandoli…”.

The Tenement Museum
The Tenement Museum
The Tenement Museum
The Tenement Museum
The Tenement Museum
The Tenement Museum
  1. Visita agli appartamenti restaurati e alle attività commerciali dei residenti nei diversi periodi.
  2. Incontra i residenti (interpretati da attori) che hanno vissuto al 97 di Orchard Street.
  3. Passeggia nel quartiere per capire come gli immigrati ne hanno modellato aspetto e cultura.

Clicca qui per guardare la GALLERIA FOTOGRAFICA COMPLETA!

The Tenement Museum: una bellissima storia…

Una nota commovente, di quelle che a me scaldano il cuore e rapiscono l’immaginazione.

La fonte è l’autorevole The New York Times che nella sezione del sito “art and design” dedica una pagina del 2 Novembre 2014 scritta da William Grimes alla Signora RITA ASCIONE, italiana di origine. È stata uno degli ultimi residenti dell’edificio. 

L’occasione è il suo recente ritorno, accompagnata dalla figlia Valerie Carmody, con la quale ripercorre gli stessi corridoi, si arrampica su per quelle scale che un tempo scendeva volando, e rivisita le stanze della sua infanzia.

Nel video di pochi minuti “Tenement Memories”, in cui regala sorrisi di una vita, la memoria è lucida e i ricordi ancora colorati, a dispetto dei suoi quasi 90 anni!

Nei primi anni 30 Mrs Ascione era una bambina che abitava al 4° piano con la mamma, Maria, e la sorella maggiore, Rose

Circondate da famiglie italiane come i BALDIZZIS e i RASPIZZOS, e da famiglie ebree come i ROSENTHALS, gli ultimi di un’onda d’immigrati che dal 1863 hanno popolato il 97 di Orchard Street.

Percorrendo le stanze della memoria Valerie chiede “Mamma, dov’era la vasca?” e lei, con un sorriso quasi trionfante “Non c’era nessuna vasca“. Come gli altri, vivevano in poco più di 30 mq e la Signora Ascione divideva un lettino con la sorella. Invano la figlia cerca anche il bagno, non lo trova, “Ne esisteva uno comune sul pianerottolo, bisognava bussare” racconta la Signora divertita “…e aspettare. Poi per la notte avevamo il vaso!“.

Era pieno di bambini nel quartiere, spesso seduti sui gradini d’ingresso del palazzo con indosso i pigiami. E quando il caldo estivo si faceva insopportabile, l’incredibile varietà d’individui che popolava lo stabile adagiava delle lenzuola sul tetto dove si ritrovava a bere caffè e a godere delle fresche ore notturne.

“Non avevamo l’aria condizionata ma, a dire il vero, nemmeno il riscaldamento”.

Dal 1929 questo edificio è rimasto chiuso fino al 1988.
Due storici, Ruth Abram e Anita Jacobson, lo hanno acquistato e trasformato in un museo, a memoria di tutti coloro che sono emigrati negli USA, documentandone le vite.

Malgrado il ceto sociale, dignitoso ma non ragguardevole, malgrado la Grande Depressione, Mrs Ascione lo ricorda come un bel periodoHo avuto un’infanzia felice“.