IL CHIANTI CLASSICO

Lungo la via chiantigiana, in occasione della 24° edizione di “Cantine Aperte, ci siamo immersi nella tradizione e nella storia del Chianti Classico visitando due aziende che ne sono degne rappresentanti. Castello di Verrazzano e Villa Calcinaia, produttori ed esportatori di Made in Italy, nella sua accezione più completa, dove il sangiovese, vitigno toscano per eccellenza, è protagonista.
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Cantine Aperte si sviluppa dalle Alpi all’Etna, è uno degli eventi enoturistici più attesi da tutti gli amanti e appassionati del vino e non solo. Molti sono i curiosi, molti sono i visitatori stranieri che vogliono scoprire una delle risorse più belle del nostro paese.

Le cantine aprono quelle porte che solitamente restano chiuse nel rispetto del vino e della sua vita, ci rendono partecipi di tutte le fasi di produzione, dalla vinificazione all’affinamento nelle affascinanti e costosissime botti di rovere. Ovviamente alla fine arriva la parte migliore… si beve!!!

Da neo sommelier e grande appassionato del nettare degli Dei, non per niente sangiovese deriva da “Sangue di Giove”, apro virtualmente queste porte e vi racconto un po’ il mio mondo… o almeno quello che adoro di questo mondo.

Il mio motto è “non mi basta bere… voglio bere bene!”

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CHIANTI CLASSICO “GALLO NERO”

La fama del vino prodotto in questo territorio ha lasciato lungo la strada leggende e curiosità sulla sua origine e tradizione. il “Gallo Nero”, simbolo del Chianti, nasce al tempo delle lotte medievali fra i comuni di Firenze e Siena per il possesso di questo prezioso angolo di Toscana.

il gallo nero
Il gallo nero

Leggenda o realtà che sia, i due comuni affidarono la delimitazione dei propri confini ad una prova fra due cavalieri. Tale confine sarebbe stato fissato nel punto dove i due cavalieri si fossero incontrati partendo all’alba dalle rispettive città, al canto del gallo. Immaginate la scena, che in fondo ha del comico…

Siena sceglie un gallo bianco e lo rimpinza di cibo la sera prima convinti che all’alba questo avrebbe cantato più forte; Firenze sceglie un gallo nero e decide di lasciarlo  tutta la notte a digiuno.

La mattina seguente, morso dalla fame, il gallo nero spalanca l’ugola e inizia a cantare prima ancora che il sole sia sorto, mentre il gallo bianco, gonfio di cibo, se la dorme beatamente!

Il cavaliere fiorentino, svegliato di buon ora, percorre al galoppo più strada del suo rivale arrivando addirittura fino al Castello di Fonterutoli. Quasi tutto il territorio del Chianti fu annesso alla Repubblica Gigliata  e il “Gallo Nero” ne fu eletto simbolo.

Probabilmente è leggenda, di fatto si conosce che i trattati di pace furono firmati a Fonterutoli nei primi anni del 1200.

GOD SAVE THE SANGIOVESE

Questo vitigno, la cui produzione si espande dalla Romagna alla Campania, può essere considerato un autentico fuoriclasse. Trova la sua grande ispirazione in Toscana.

E’ capace, come un artista, di creare semplicità ed eccellenza.

A Montalcino, dove si fa chiamare Brunello, dà sfoggio di sé  regalando vini di qualità eccelsa riconosciuta in tutto il mondo. Queste colline sono il suo Habitat naturale, quasi una terra benedetta.

A Montepulciano si fa chiamare Prugnolo Gentile, a Scansano prende l’appellativo di Morellino, mentre nel Chianti e nelle zone di Carmignano è solamente “Sangiovese“.

colline toecane
Colline toscane

Le colline toscane all’apparenza morbide si rivelano in realtà terre povere, sassose, in cui a un metro di profondità già affiora la roccia madre e in poche decine di metri si hanno cambiamenti significativi di microclima. E’ qui che il sangiovese diventa difficile da gestire. Precoce nel germogliamento e tardivo nella maturazione, in zone in cui le gelate in aprile sono possibili e le piogge in ottobre frequenti.

Esistono decine di cloni di Sangiovese, ovvero tipologie dello stesso vitigno! Ogniuno di questi si adatta al suolo, alle altitudini, alle escursioni termiche, al microclima nel quale viene coltivato. E’ interprete del territorio.

Insomma, non pasta piantare Sangiovese (quale?) in Toscana (dove?) per fare buon vino. Alla fine questa terra premia il lavoro duro e la tradizione di chi ha passatodecenni, a volte secoli, a cercare, a capire, a cercare di capire.

Il nostro viaggio non può che iniziare dal Chianti Classico,una terra eletta dalla natura per produrre vino. La specificazione “Classico” del 1984, è riservata ai vini della zona di origine più antica, ai quali viene attribuita una regolamentazione autonoma, attraverso l’apposito disciplinare.

Almeno l’80% del prodotto in bottiglia deve essere Sangiovese, il resto vitigni autoctoni o in alcuni casi anche internazionali, per smorzare e addolcire quel carattere forte e scontroso.

Insomma questo è un mondo in cui ogni azienda ha una storia da raccontare, personaggi da scoprire, vini da degustare… o dove si può semplicemente star lì ad osservare ed ammirare quel quadro fatto di vigneti che seguono le linee delle colline, accanto ad uliveti che si perdono nei boschi, confine naturale tra un podere e il suo vicino.  Davanti ad una succosa bistecca alla fiorentina (mi raccomando cotta al sangue!) o ad un ragù di cinghiale, calice alla mano e, magari, con la migliore compagni che si possa desiderare. Questo è il vino!

Terre di Perseto
Terre di Perseto

La nostra macchina ci porta a Greve in Chianti, luogo di mercanti e borgo natale di Giovanni da Verrazzano, il grande navigatore che scoprì la baia di New York e a cui dedicherò il mio prossimo racconto.

Non ci resta che parcheggiare e… God Save The Sangiovese!