Tra vento e oceano…SAGRES

A Sagres, estremità meridionale del Portogallo, il sole cuoce, ma dandomi la sensazione di accarezzare la pelle, e l’oceano diventa sorprendentemente dolce in spiagge come Mareta, tra due faraglioni vertiginosi a picco sull’acqua che, limpida, non è tormentata dalle correnti d’aria atlantiche.

Sagres: Tepore...
Sagres: Tepore…
Sagres: Vento...
Sagres: Vento…

Negli spazi aperti devo resistergli per non perdere l’equilibrio… ho quasi la sensazione di volare… allargo le braccia e, guardando il cielo, riesco a toccare la libertà. I surfisti, che verso la fine dell’estate popolano numerosi questo tratto di costa, lo sanno bene… esiste qualcosa di più emozionante che sentirsi intimamente accettati dalla natura?

Arrivano in pullman, il treno si ferma a Lagos, zaino in spalla, i capelli scoloriti dall’acqua salata e dal sole.

L’aspetto così tipico… essenziale, cadenzato, sembra incurante, un po’ “peace and love”, ma con lo sguardo presente. Sono schivi e rapiti dalla passione per le onde, per la spiaggia, per la loro tavola. La portano con disinvoltura sotto braccio, come se non ingombrasse, come parte espressiva di sé, di loro.

Sagres: Oceano...
Sagres: Oceano…
Sagres e il surf
Sagres e il surf

Amo quella dimensione, da sempre. Oggi guardo a lei con l’animo mitigato dal compromesso col rischio, con l’età. Era sfida e bisogno di libertà, oggi è introspezione e serenità, in uno scambio simbiotico con gli elementi della natura che, nei mesi invernali, è capace di essere incredibilmente spettacolare.

Pedalando arriviamo a Praia do Tonel dove scuole di surf, amatori e veri surfer si spartiscono le onde, ognuno nella propria zona.

I finestrini aperti dei furgoncini parcheggiati, più o meno scassati e ricoperti di polvere, lasciano intravedere visi di ragazzi, adulti e bambini piccolissimi… basta un asciugamano a ripararne la testolina dalla sabbia spazzata dal vento.

Sagres: Noleggiate una bicicletta!
Sagres: Noleggiate una bicicletta!

Lungo la via del ritorno è all’ombra di un chiosco in legno che decidiamo di fermarci. I fusti di birra sotto il canniccio, un bancone microscopico dietro cui si nasconde un ex-ragazzo, sembra timido, riconosco imbarazzo nei suoi occhi quando mi rivolgo a lui.

Niente convenevoli.

Ci sediamo.

Sulla panca dietro di me un tipo giovane, riccioluto, sdraiato, forse dorme. Dalla parte opposta una coppia di anziani, probabilmente del posto, bisbigliano, tranquilli, come se quello per loro fosse un rito abituale della sera..

E’ l’atmosfera di una normalità lontana, ma possibile.

Sorseggiamo due birre, sgranocchiamo noccioline piccolissime e, grazie al vento divenuto clemente, godiamo del calore del sole che sta per salutarci.

Sagres: La sabbia...
Sagres: La sabbia…

SAGRES: Infante Dom Henrique

Ci avviciniamo incuriositi ad una statua.

E’ un uomo in abiti medievali, la targhetta provvede alle presentazioni, si tratta dell’Infante Dom Henrique (o principe di Sagres), figura di spicco negli inizi dell’era delle esplorazioni geografiche. Sembra malinconico, immobile, serio, fissa l’oceano, forse in attesa che gli invii un segnale.

Per sua volontà fu realizzata la Fortaleza (fortezza) in cui, anni dopo, concluse i suoi giorni.

Sagres: Chiesa di Nossa Senora
Sagres: Chiesa di Nossa Senora

1577… il terremoto è devastante… muri d’acqua immensi inondano la terra ferma superando le scogliere della piccola penisola di Sagres alte 60 metri. Si fa largo un senso di malinconia. Sfioro le sue vesti e corro con l’immaginazione ai giorni in cui quell’uomo, fino a pochi minuti prima a me sconosciuto, studiava mari, venti, progettava spedizioni oceaniche ed agiva nell’interesse di questo angolo di mondo quasi remoto…

Sagres: Ponta de Fortaleza
Sagres: Ponta de Fortaleza

La terra di Portogallo riesce a stregare, sicuramente ad emozionare. E’ un quadro imperfetto la cui anima si racconta sottovoce. I colori sobri si alternano a tratti brillanti e vivaci. Viene da osservarlo, nei dettagli, e si finisce per amare la sensazione che regala, quasi sorpresi di averlo preferito, forse non definitivamente, all’opera più famosa esposta proprio lì di fianco.