INCONTRARE UN’ARTISTA: INTERVISTA A CAMILLE GEOFFROY

Direttrice artistica della compagnia teatrale La Vie est Ailleurs (la vita è altrove), ballerina, attrice e regista con la quale condivido l’amicizia di un fotografo, Ryam Riehl, che ha firmato, oltre a numerose collaborazioni con entrambe, anche gli scatti di questo articolo. Talvolta la vita conduce là dove non crederemmo mai ed è così che, qualche mese fa, incontro la seducente creatività di quest’artista allo stesso tempo ispirata e pragmatica, curiosa sperimentatrice di generi ed espressioni. Ho avuto il piacere di un’intervista a Camille Geoffroy,  attenta professionista, seria, sensibile e colta, sempre fedele alla scelta di rispettare la dimensione magica dell’Altrove.

Camille è una Donna, il concentrato di un’energia contagiosa.

Intervista a Camille Geoffroy: "Anna"- Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy: “Anna” – Credits: Ryam Riehl Photographie

La vita è altrove… ma dove?

Negli angoli fertili della nostra immaginazione?
Nei paradisi perduti dell’infanzia?
Nei ricordi passeggeri o nell’effimero instante presente?
Nell’azione? Nel sogno? Nel corpo?
Nell’incontro con l’Altro?
Nell’emozione, piccola o grande, che ogni giorno ci plasma?
In tutto questo, certo.
E nella creazione…? Sì, nella creazione, sicuramente.
Atto sensibile e fragile, trait d’union e passerella, che ci permette di collegare i mondi e i tempi; il corpo e lo spirito; il Tu e l’Io; l’Io e il Noi; sogno e realtà; sensoriale e pragmatico.
 […]
La vita è altrove perché l’atto artistico – mistero insondabile – induce a smarrirsi, a evadere da noi stessi, a conoscerci meglio e a prendere tempo.
Prendersi il tempo di ascoltare cosa racconta la rapsodia dei sentimenti e delle emozioni del mondo“.

La Vie est Ailleurs

Intervista a Camille Geoffroy: on stage - Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy: on stage – Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy: on stage - Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy: on stage – Credits: Ryam Riehl Photographie

Talento, passione e determinazione sono sufficienti a realizzare un sogno?
Il sogno di vivere di un mestiere artistico? Non so se sono sufficienti, ma sono dei buoni ingredienti ai quali occorre aggiungere tenacia e lavoro. Ad essere onesta, una volta che diventa mestiere, non si pensa più di vivere un sogno. Come in ogni realtà, s’incontrano aspetti positivi e negativi, dubbi, obiettivi, frustrazioni e gioie.

Tu sei nata artista o lo sei diventata?
Essere artista, per me, è il fatto di trascrivere la propria visione del mondo attraverso il prisma dell’espressione dell’arte. Così, lavoro ogni giorno per imparare a comprendere sempre più a fondo la mia arte e crescere nell’intensità, nella bellezza, nella libertà.
Tuttavia, l’uomo è un essere creativo e ciascuno può trovare un vettore di espressione attraverso il quale esprimersi.
Nell’infanzia, per esempio, l’arte è ovunque.
I bambini sono tutti ballerini, muovono i loro corpi in totale libertà, e sono degli attori straordinari che “si calano di brutto nella parte”. Disegnano, fanno musica, creano forme.
La sfida crescendo è poter fare coscientemente ciò che da bambino si fa spontaneamente. Una sottile miscela di autocontrollo e disinibizione.

Come sei arrivata a vivere delle tue creazioni?
Io vivo delle mie creazioni ma anche di organizzazione. E’ proprio questo che mi ha permesso di raggiungere la sfera professionale. Uno spettacolo, poi due, poi tre, una pièce, ateliers. Un sapiente equilibrio tra l’aspetto finanziario, quello creativo e il tempo.

La tua famiglia, le persone attorno a te, ti hanno sempre incoraggiato?
I miei genitori non apprezzavano l’idea che intraprendessi questa carriera. Era un mondo che non conoscevano, come molti altri lo consideravano precario, inaffidabile e addirittura pericoloso.
I miei amici, oggi, amano quando racconto idee e progetti. C’è entusiasmo attorno a me, mi motiva e m’incoraggia.
Ma è soprattutto il mio compagno, con cui vivo da più di 10 anni, il mio straordinario sostegno. Infinitamente prezioso e senza il quale, forse, non mi sarei mai lanciata.

Esiste un episodio nella tua vita in cui ti sei detta “Basta! Lo faccio, costi quel che che costi“?
Sì, dopo la laurea, ho come l’impressione di aver pianto tutto l’anno. Facevo studi di economia applicata alla cultura, mettere in piedi uno spettacolo, per esempio, ma senza mai calarmi nei panni della mente creativa. La frustrazione era tale che, con il passare dei mesi, arrivai a toccare il fondo e, ancora oggi, mi rendo conto che è stata una presa di coscienza illuminante. Un periodo complesso, addirittura doloroso, ma decisivo.

Ryam mi ha raccontato dello spettacolo in scena a La Rochelle di cui ho letto nel nel sito della compagnia. Ho capito che si tratta della combinazione di tre artisti…s’incontrano più vantaggi o difficoltà a sviluppare idee comuni che siano soddisfacenti per tutti?
Sviluppando un percorso personale tra la danza e il teatro, l’incontro è qualcosa che trovo ricco e naturale. Mi piace ascoltare e proporre; e quando i compagni di lavoro sono altrettanto aperti, beh, è pura felicità.

Intervista a Camille Geoffroy: work in progress - Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy: work in progress – Credits: Ryam Riehl Photographie

Ti piacerebbe far parte di una collaborazione internazionale? Perché?
Sì! E’ ciò che accade con “Monotonia”.
In effetti, da due anni, lavoro con una coreografa e ballerina americana, Jennifer Macavinta. Negli ultimi due mesi stiamo preparando un’esibizione accompagnata dalle musiche di Julia Suero, musicista argentina. Stephane Legaff cura la creazione video, io ballo ed è fantastico! Quando sono in macchina sulla strada per andare alle prove ho l’impressione di correre verso l’altro capo del mondo. Gli scambi sono momenti di gioia, creativi e stimolanti. Non è un falso concetto dire che l’arte scavalca confini e barriere.

ESTERofili è la mia personale finestra sul mondo dove le immagini e le atmosfere, quelle che parlano, sono affidate alle parole. Senza pensarci, ti ricordi un momento perfetto in cui ti sei sentita in armonia con la vita…qui o altrove…? 
Amo sempre più sentirmi connessa alla natura. Lo scorso settembre con Jennifer abbiamo ballato sulla spiaggia e in acqua…è stato talmente bello, quasi irreale. L’anno scorso, invece, con il mio gruppo di lavoro ad Avignone, abbiamo portato in scena “On ne badine pas avec l’Amour”, in teatro e nelle strade, in mezzo alla gente.

Ma alla fine di ogni riflessione, la perfezione del Qui e Ora, ad essere del tutto onesta, scivola sempre più nel sorriso di mio figlio e nell’abbraccio del mio compagno.

Intervista a Camille Geoffroy - Credits: Ryam Riehl Photographie
Intervista a Camille Geoffroy – Credits: Ryam Riehl Photographie