FIRMATO…IN CONFIDENZA CLAUDIA B.

Non mi capita spesso di incontrare persone che riescano a superare l’imbarazzo di raccontarsi onestamente ma, quando l’alchimia si crea, il risultato è una connessione sincera ed ogni volta ho la pelle d’oca. Mi emoziona chi, il più delle volte a me quasi del tutto sconosciuto, dimostra tanto rispetto per quello che faccio. “In confidenza Claudia B.” è la conclusione del bellissimo scambio di mail in cui Claudia, appunto, una giovane donna nei trent’anni, mi ha permesso di entrare nella sua vita privata, quella dei ricordi che, felici e dolorosi, tutti custodiamo gelosamente.

Quando ho pensato a Claudia, per il poco che la conoscevo, mi aspettavo la “dolce normalità da casa nella prateria” con cui ha iniziato il suo racconto ed è stato confortante trovare conferma nelle sue parole. La normalità è un concetto nobile che pochi hanno la forza di guardare negli occhi, occorrono equilibrio, consapevolezza e, a volte, una grande forza per accettarsi e accettare la realtà di essere meravigliosi punti luminosi in una galassia di miliardi di punti luminosi. Il mondo in cui viviamo è affollato di personaggi in cerca d’autore perennemente frustrati dall’illusione di non essere eccezionali, nell’accezione più ricca del termine. Sentivo che la sua determinazione non poteva essere casuale e, per alcuni aspetti, mi ritrovo nei disagi che ha confidato, nella sensibilità che l’ha portata a dubitare di sé dando ascolto a chi, forse, non ha saputo, o voluto, dosare la portata di gesti e parole.

In confidenza Claudia B.: Claudia è una di noi e, oggi, una portatrice sana di positività!

In confidenza Claudia B.
In confidenza Claudia B.

 

Quando penso alla me bambina, mi spunta un sorriso tenero, misto a nostalgia. Perché ho avuto un’infanzia molto bella, dove di certo ho potuto nutrire ampiamente la mia già vasta fantasia. Una di quelle infanzie fatte di giochi a casa dei nonni, di campi, vigne, animali e un pozzo sormontato da un albero di fico profumatissimo. Spazi aperti che mi permettevano di correre, giocare, inventare, creare mondi fantastici.

Un’infanzia fatta di domeniche passate attorno ad un grande tavolo pieno di persone, con i cibi cucinati dalla nonna e tante risate. Un’infanzia con giornate di Natale speciali, mai più rivissute ma sempre cercate, che iniziavano settimane prima, quando tutti insieme ci si sedeva attorno al grandissimo tagliere a fare cappelletti, mentre il camino riempiva la stanza di fumo e profumo di legna. Amavo tutto ciò a tal punto che, ancora oggi, ricordo ogni istante della mia infanzia. Persino i sapori, le tonalità olfattive od eventi accaduti quando ero molto piccola! Eppure, già allora, sognavo ad occhi aperti il mio futuro.

Non posso saperlo per certo, ma credo fermamente che, tutta la mia infanzia, abbia avuto un profondo impatto sulla persona che sono diventata. Sui sogni che ho portato con me nell’età adulta. Ed è strano, perché ciò che pensavo fosse il mio desiderio più grande, in realtà era solo un’illusione. A dieci anni, sapevo per certo che sarei voluta diventare una stilista. Mi piaceva creare, disegnare, inventare. Ho passato i successivi dieci anni a prepararmi e fare scelte, in funzione di questo obiettivo…per scoprire, all’atto pratico, che non solo quell’attività non mi rappresentava e non faceva per me, ma la mia vera passione era un’altra: viaggiare.

In quel momento, mi sono ricordata, come in un flash, qualcosa che da bambina mi disse il mio adorato nonno: “Perché non fai la hostess da grande, così viaggi in tutto il mondo e visiti tanti posti?”. Sembra incredibile, ancora oggi, che lui avesse visto così lontano. Che avesse capito qualcosa, di cui io avrei avuto coscienza solo tanti anni dopo. No, non sul fatto che potessi fare la hostess, è ovvio… ma che viaggiare sarebbe diventata la mia vita!

Se oggi incontrassi me stessa a dieci anni, avrei mille cose da dirle. E non sempre gentili. A volte ci penso sul serio. Vorrei dire a quella bambina, che la vita è bella sempre, anche quando fa schifo. E io lo so sul serio. Vorrei dirle che se anche il suo sogno non ha un futuro, è il futuro che diventerà un sogno. Vorrei avvisarla che la aspettano alcuni anni molto bui, in cui litigherà con la propria anima e con l’universo. Vorrei suggerirle di stringere i denti, di essere più forte che mai, di non fidarsi delle persone. Mi vorrei sedere accanto a quella piccoletta, chiedendole, pregandola, di avere maggior amor proprio.

Le direi che alla fine di dieci anni da dimenticare, ci sarà una vita di cui andare fieri, di credere davvero a chi parla della luce in fondo al tunnel. Mi piacerebbe chiederle di aver cura di sé, del proprio aspetto, del proprio cuore, della propria anima, degli affetti vicini. Di stringersi alla sua famiglia, non alle false amicizie. Vorrei dirle di non permettere alle parole e alle persone di ferirla, rovinandole anni che da tesoro prezioso, si trasformeranno in un ricordo doloroso.

Mi piacerebbe, con la supponenza dei miei trentasei anni, intimarle di non essere sciocca. Quanto vorrei poterlo fare! Non umiliarti, ama te stessa, trova il modo di camminare sempre a testa alta e senza vergogna! Trova la forza dentro di te, perché solo così avrai il rispetto dagli altri. Brilla di luce tua, vorrei dirle. Ma non posso sedermi davanti alla me stessa bambina, impedendole di sbagliare. Posso solo guardare indietro con un pizzico di amarezza, consapevole di aver perso dieci anni di possibilità. Con una certezza, però: che da quelle debolezze, ne è uscita una donna vincente. Non per i risultati materiali, ma per la forza caratteriale che deriva da quel periodo buio.

Uno degli attimi più brutti della mia vita, non è un caso, è stato proprio alla fine di quei dieci anni. Si è trattato di una sorta di escalation, oltre cui non si poteva andare, perché il rischio era finire in un baratro. Il male che possono farti le persone, anche quando ti amano, è qualcosa in grado di distruggerti fino nel sangue. Ma non in modo definitivo. Perché la nostra anima racchiude con cura delle risorse incredibili, che ci permettono di combattere.

Sono ufficialmente rinata nel Febbraio del 2002, quando ho ripreso in mano la mia vita e ho prenotato il mio primo viaggio. Ho dato un senso a me, al mio corpo, al mio carattere. Mi sono ritagliata il mio posto nel mondo, dove ho iniziato a vivere davvero. Non mi sono più limitata ad esistere, ho scelto di salire su un piedistallo, non per arroganza, ma perché era ora di mettere me stessa al centro del mondo.

Il momento in cui davvero ogni cosa ha avuto senso, è stato quando ho concretizzato quel viaggio, il 12 Agosto del 2002. A 21 anni, ho compreso in via definitiva il senso del mio essere. Questo è anche uno dei motivi per cui amo tanto viaggiare: perché mi ha ridato la vita, in via definitiva.

Il processo di crescita personale, è andato avanti negli anni a venire. Ancora oggi, combatto ogni giorno, non permettendo più a nessuno di togliermi il sorriso, di criticarmi, di sminuire le mie scelte.

In confidenza Claudia B.
In confidenza Claudia B.

Non sono una persona facile da trattare, perché il mio essere sorridente, allegra, vitale, alla mano, confonde le persone che, spesso, tendono a sottovalutare la portata delle mie reazioni. Sei accomodante, perché per retaggio ti hanno insegnato ad essere sempre educata? Allora molti pensano che sia lecita ogni parola espressa, senza essere prima filtrata dal cervello! Sei attenta a ciò che la gente dice, perché vuoi far loro capire che li ascolti, che sei partecipe? Allora passi direttamente al ruolo di ‘confidente a senso unico’, nel quale tu smetti di avere qualcosa da raccontare. Un rapporto in cui, chiederti un semplice, ma sentito, “Come stai?”, diventa un’utopia.

Non è un caso che, per quanto solare, io non ami particolarmente circondarmi di persone. Perché mi offendono ed irritano questi comportamenti, che ciclicamente si ripresentano nei rapporti con gli altri. Non so se sia solo un problema mio, ma arrivata a 36 anni, credo di aver diritto al rispetto per me stessa e alla mia felicità, prima di tutto.

Sono uno spirito libero, che solo nella vita privata accetta che ci siano legami stabili. L’amicizia imposta non fa per me, l’incontro obbligato mi fa fuggire, le regole della società, non sono ciò che seguo abitualmente. Ma nella vita privata, direi che le cose sono completamente diverse.

Sono sposata da dieci anni, dopo un fidanzamento di otto (si, con la stessa persona!!!), condivido con mio marito la passione per i viaggi e per la moto, anche se lui dice sempre che odia viaggiare e prendere l’aereo… E’ quasi un peccato che non abbia facoltà di scelta! In realtà è un bravissimo viaggiatore, oltre che il compagno d’avventure perfetto per me. Lui ne è consapevole e, una volta finita la lamentela per i lunghi viaggi in aereo (quando capisce che ormai non c’è più nulla da fare), inizia ad autocelebrare le proprie qualità, di provetto wanderlust!

Non so bene quale espressione del viaggio io sia. Ma alla luce della mia storia, direi che il viaggio per me è ogni volta rinascita. Viaggiare mi ha ridato una vita che amo alla follia, di cui ho fame e sete in ogni istante del giorno. Viaggiare mi ha accompagnata, durante un processo di crescita personale.

Sento il viaggio come un soffio di vita, che passa dai miei occhi. Lo percepisco scorrere nelle vene e nelle ossa, sprigionando una nuvola di farfalle nello stomaco. E’ una gioia profonda, che vorrei tanto aver provato anche durante quei dieci anni di buio…ma, forse, dovevo vivere sotto cinque metri di oscurità, per apprezzare davvero l’emozione di respirare a pieni polmoni.

Ad oggi, quando guardo al futuro, pur non volendo illudermi, io mi sento estremamente positiva. Non vedo più una Claudia stilista, come quando avevo dieci anni, ma una donna in viaggio, assetata di vita. Una persona con un’esistenza normale, per questo straordinaria, ma ricca di possibilità. Non credo a chi dice che la quotidianità sia noiosa. Per me la quotidianità è sicurezza ed amore, oltre ad essere un luogo in cui attendere i momenti speciali, dove dar vita ai propri sogni.

Ho imparato una cosa, in tutti questi anni: il problema non è la noia, la vita quotidiana, il dove si vive, il lavoro che si svolge. Il problema è quanto si sia mentalmente in pace con se stessi. Quando tu sei sereno e hai accettato le tue debolezze, i tuoi demoni, qualunque condizione ti farà andare avanti a schiena dritta e testa alta. Non esisterà un luogo sbagliato, perché il luogo giusto lo porterai dentro.

Ma la cosa incredibile, in tutto ciò, è che la me bambina prima dell’inizio del periodo più difficile, in qualche modo aveva sognato questa vita. Una vita semplice, tranquilla, in coppia. Una vita segnata dal piacere di prendersi cura della propria casa, di gestire un’attività lavorativa creata da una passione, anche se allora pensavo fosse disegnare abiti, non gestire un blog di viaggi! Sognavo ad occhi aperti molto di ciò che oggi è la mia realtà… solo che ad un certo punto devo essermi persa. Per ritrovarmi comunque, alla fine, a casa.

In confidenza Claudia B.

In confidenza Claudia B.
In confidenza Claudia B.