Todo se cumple! Tutto si compie! Il mio saluto al Cammino di Santiago

Eccomi a Santiago, per la terza volta a piedi. Anche le esperienze più belle arrivano a compimento in un modo o nell’altro. Anche quelle attese e sperate compiono il loro tempo per riannodarsi ai ricordi. Cambio di programma in  corsa, purtroppo , ma va bene anche così. L’imprevedibile e l’imponderabile fanno parte costante di ogni progetto, anche il più razionale e perfetto.
Le esperienze chirurgiche passate hanno avuto qualche conseguenza che, in queste giornate di cammino, ha deciso di farsi risentire. Si è reso  necessario un cambio di programma evitando il Camino Sánabres e riportandoci, al completamento della via de la Plata a Granja de la Moreruela, sul più gestibile Camino Frances. Dopo i 622 km macinati, abbiamo percorso il tratto che da Sárria ci ha condotto a Santiago ad onorare il sepolcro dell’apostolo. Di più non ho potuto pretendere.
Arrivare al cospetto dell’apostolo Sancti Jacobi è comunque il fine ultimo del cammino e ci arrivo anche stavolta a piedi: questo è il mio saluto al Cammino di Santiago.

Caminante no hay camino, se hace camino al andar

Ricordo volentieri la massima letta a Burgos anni fa “caminante no hay camino, se hace camino al andar” – camminante il cammino non esiste, lo si crea camminando – e questo mi aiuta a riappropriarmi del vero significato di ciò che ho fatto.
Ho ripercorso quindi per la terza volta questo tratto di Cammino Francese incontrando nuovamente quel cielo che mi ha coperto nelle due esperienze precedenti.

Il mio saluto al Cammino di Santiago
Il mio saluto al Cammino di Santiago

Il mio saluto al Cammino di Santiago: la Via de la Plata

La via de la Plata rimarrà nei miei futuri giorni, con quella forzata solitudine che questo tracciato impone. Mi rimarrà nella mente l’angoscia che mi attanagliava percorrendo la rovente piana Andalusa. La bellezza senza tempo delle città di Merida, Cáceres e Salamanca appena sfiorate ma già progetto di un futuro viaggio con Maria. Il cuore però lo lascio tra i querceti delle alture in Extremadura, in quella povera, solitaria e polverosa regione. Dove il sole brucia le persone, pochissime ma affabili e incuriosite. Dove il sole scova l’acqua in ogni anfratto facendola fuggire e sottraendola all’erba, agli animali e all’aria. Quel terreno dove neppure le possenti querce riescono a formare un valido ombrello, dove neanche i cani a guardia delle numerose greggi riescono a conservare la professionale aggressività e i loro sguardi tradiscono la voglia di una ciotola d’acqua fresca.
Sempre ricorderò quel terreno costellato di fossati e minuscoli invasi, vasche scavate o naturali, pieghe nel terreno pronte a raccogliere ogni minima goccia.
Due giorni di pioggia li abbiamo pure avuti ma alla fine dell ‘Andalusia, dove l’acqua pur non troppa ha attivato impudenti rigagnoli allagando i guadi e colmando i sentieri di fango rossastro. L’Extremadura è più a Nord e non ne ha beneficiato, isolata custode dei suoi gioielli di Mérida e Cáceres, pazientemente attende le sue piogge.

Il mio saluto al Cammino di Santiago
Il mio saluto al Cammino di Santiago

Il mio saluto al Cammino di Santiago…e ora?

E ora? Ora che si arriva e finisce il Cammino? Ora che ho deciso, e ho promesso a me stesso, di chiudere definitivamente questa incredibile esperienza iniziata nell’ottobre del 2008? Cosa rimarrà nella mente una volta sopiti i dolori ai piedi, dimenticato il forte odore di maiali e mucche, vuotato lo zaino e raccolte le foto dei fantastici luoghi attraversati e visitati? Il mio nome non verrà più rifatto in mille lingue: George, Jürgen, Georg, Jorge… Gli scarponi invecchiati ma intatti riposeranno nuovamente puliti e ingrassati, lo zaino ormai deformato dai tre cammini andrà definitivamente in pensione e il sacco a pelo, perfetto nelle tre occasioni, leggero e confortevole, lo regalerò a Ester e Francesco per le avventure con il loro amato Gaspard (furgone Westfalia t3 del 1981).
Ma io? La mia mente e il mio cuore? Certo riprenderò a travolgere Maria con i miei racconti, dato che anche lei conosce la Spagna e le città del Cammino ed è la persona che mi capisce più di ogni altra.
La sensazione strana è che sento avvicinarsi il momento di chiudere una porta definitivamente.
Riprenderò il quotidiano cammino accanto ai miei affetti.
Ma il Cammino? Il Cammino di Santiago? Quel sogno di bambino è stato realizzato.
I sentieri, i boschi, i ponti, le chiese e le mesetas, le infinite piste nel grano della Castiglia, gli assolati querceti di Extremadura, tutti continueranno ad accogliere i passi di camminanti, pellegrini e non, insegnando loro lo sforzo fisico e la costanza della conoscenza. E tutti riporteranno il ricordo di una natura forte, di una storia incredibile e lunga e, per chi vuole, la riconoscenza in “El que está arriba”, per dirla con gli spagnoli.

Sono in aeroporto in attesa d’imbarcare per il volo che da Santiago ci riporterà diretti a Roma. Un imprevedibile miscuglio di emozioni ha richiamato la mia attenzione. Ogni fine che si rispetti è l’inizio di qualcosa di nuovo, mi piace vederla così, e quando si riesce a chiudere un capitolo tanto appagati e sereni non si può che essere felici.

P.S.: mi è stato chiesto di dare “alla fine della fiera” indicazioni pratiche. Lo farò  appena rientrato a casa. Promesso.