IDEA PER IL WEEKEND AL GALATA MUSEO DEL MARE

Genova è una città portuale, il porto è la sua anima. In passato il più importante snodo merci d’Europa, ha assistito allo scorrere di un’infinità di vite tra le sue banchine, nei cantieri, nei magazzini, nelle navi, complici artefici di destini improbabili e imprevedibili. Con navi da crociera che attraccano e liberano ondate di turisti, l’altissimo cavalcavia che corre sopra le nostre teste, il sole che colora di vita le bellissime strutture del porto, il Galata museo del mare, è qui che oggi ti porto a vivere un’esperienza sorprendente, vanta numeri da capogiro!

Galata museo del mare
Galata museo del mare

12.000 m2

28 sale

4 livelli

75 postazioni multimediali

6 ricostruzioni a grandezza naturale di imbarcazioni storiche

42 m di galea

30 m di brigantino

1 terrazza panoramica

1 codice dei Privilegi di Cristoforo Colombo (2° copia al mondo)

1 sottomarino visitabile

Oltre ad un’esperienza di naufragio in 4D e l’incredibile MEM, cos’è? Andiamo! 😉

MEM Memoria e Migrazioni

Galata museo del mare: ingresso al MEM
Galata museo del mare: ingresso al MEM

Salendo le scale, fino a raggiungere il terzo piano, mi ritornano alla mente i pensieri emozionati che, all’ingresso di Ellis Island, a New York, m’introducevano ad una delle frontiere di migranti più battute della storia contemporanea.

Mi trovo al MEM Memoria e Migrazioni, la sezione del Galata museo del mare, in cui è fisicamente riprodotto il percorso di molti italiani che alla fine del 1800, a bordo del piroscafo “Torino“, hanno solcato le acque dell’Oceano Atlantico sognando la fortuna di una nuova opportunità.

Chissà poi perché il tema della separazione definitiva dalla propria terra di origine, almeno nell’intento, mi coinvolge così intensamente!

Sarà che nella mia famiglia è stato vissuto il distacco. Partire dall’entroterra sardo, dove il silenzio era ingombrante, i colori intensi e l’aria profumata, per raggiungere, in almeno 14 ore di viaggio, un appartamentino in affitto nella Prato industriale dei primi anni 70, affollata di ciminiere e telai, è stato un autentico sradicamento. Niente internet, solo telefono e lettere affrancate per comunicare in una “lingua” in cui battute e allusioni hanno sottintesi sempre comprensibili e familiari. O sarà, invece,  che non ho mai scartato, né in passato né oggi, l’eventualità di un trasferimento?

Entriamo!

Passata la dogana e il controllo passaporti si viene smistati, lo scalpiccio sui pavimenti in legno è ovunque, le voci si accavallano ed ecco le prime cuccette, una sopra all’altra, una accanto all’altra. Ognuna accoglie la storia di una vita passata e di chissà quale futuro. Mi avvicino, un cartello attaccato alla struttura metallica dei letti mi invita a sedermi. La voce di Marcello saluta entusiasta, ha 19 anni “Per essere persone per bene in America bisogna avere un lavoro!” ed è pronto a raccogliere la sfida. Lavorerà in miniera, vita dura e salute malconcia. Qualcuno, poi, si siede sulla branda di fronte, stavolta è Piero a parlare, 24 anni, ha lasciato a casa la moglie e i due figli piccoli, conta di sistemarsi e farsi raggiungere nell’arco di uno o due anni.

Galata museo del mare: piroscafo "Torino"
Galata museo del mare: piroscafo “Torino”
Galata museo del mare: piroscafo "Torino"
Galata museo del mare: piroscafo “Torino”
Galata museo del mare: piroscafo "Torino"
Galata museo del mare: piroscafo “Torino”

Accadeva più di un secolo fa…ma il mondo è davvero cambiato?

Negli archivi del Galata museo del mare sono conservate testimonianze dirette e documentazioni che hanno permesso di ricostruire la storia di molte persone divenute note, talvolta, per i più svariati motivi. Quella di Francesco mi ha colpito particolarmente. 

Galata museo del mare Archivi: 1891-1973, Stati Uniti, Castiglia Francesco

castiglia

Francesco Castiglia nasce a Lauropoli, un piccolo paese in provincia di Cosenza, nel 1891. Poco dopo la sua nascita, il padre parte per gli Stati Uniti e si stabilisce a East Harlem, un degradato quartiere di New York. Nel 1900 ottiene che il resto della famiglia lo raggiunga: la moglie e i due figli, Edoardo e Francesco.

L’inserimento dei ragazzi, nel contesto della New York di inizio secolo, non è semplice. È un ambiente duro, violento. Il fratello maggiore di Francesco, che ha americanizzato il suo nome in Edward, è quello che apre la strada nel mondo delle gang newyorkesi. Anche Francesco, all’età di 13 anni ne diviene membro e si fa chiamare Frankie. Inizia così una carriera di piccoli crimini, rapine e furti, che lo porta in prigione nel 1908 e nel 1912. Il “passaggio” avviene nel 1915, quando a 24 anni, Frank torna in carcere, stavolta per porto d’armi illegale. Prima di entrare in carcere, a 24 anni, si sposa: la moglie è una giovane ebrea immigrata, sorella di un suo compagno di banda. L’esperienza in carcere è dura: Frank giura a se stesso di tenersi alla larga della prigione. Questo non significa emendarsi, anzi, con il passare degli anni, Castiglia estende la sua influenza in quello che è chiamato l’ underworld di New York, usando gli altri per gli atti violenti, in modo da rimanere esente dalle responsabilità. E in questo sarà bravissimo: per oltre 37 anni si terrà lontano dalla prigione.

Frank Castiglia inizia a “lavorare” con il potente capo mafioso di East Harlem, Ciro Terranova. Ma lavora anche con i nuovi “emergenti”, i giovani come Lucky Luciano, Vito Genovese e Tommy Lucchese. È un tessuto radicato e articolato quello a cui partecipa attivamente Frank, ma il futuro riserva straordinarie opportunità. Nel 1919 si apre la fase del “proibizionismo”, con il divieto della produzione e vendita di alcolici, e l’enorme mercato illegale che si apre di conseguenza, gli affari delle gang crescono in modo esponenziale. Nello stesso tempo Frank lavora ad accordarsi con un’altra criminalità potente e diffusa, quella irlandese. Ed è in questo periodo che Frank inizia a farsi chiamare “Costello”. Il proibizionismo dura fino al 1932 e in questa fase di lotta tra le bande assume il controllo indiscusso della mafia americana Lucky Luciano (alias Salvatore Lucania, altro immigrato). Al suo fianco, nel ruolo di “primo ministro” della mafia, opera Frank Costello.

Estradato in Italia Lucky Luciano, il controllo dell’organizzazione passa proprio a Costello che la governa per un decennio. In questo periodo è costretto a testimoniare in una commissione d’inchiesta parlamentare e diventa noto per la sua scelta di non farsi riprendere il volto: per molti americani quelle mani e quella voce che compaiono  sui primi teleschermi saranno le mani e la voce della mafia. 

Ti consiglio un adorabile film sul tema dell’emigrazione: “Brooklyn”, sceneggiatura di Nick Hornby, pluricandidato all’oscar, è la storia dai colori pastello di una ragazza irlandese che negli anni 50 emigra a New York e, sebbene profondamente combattuta,  riesce a costruirsi una vita fortunata. Almeno a me fa questo effetto, affascina sempre scoprire quante strade siano state percorse seguendo disegni imprevedibili, le mille facce del viaggio della vita.

Galata museo del mare…la nave sta salpando!

Galata museo del mare: piroscafo "Torino"
Galata museo del mare: piroscafo “Torino”
Galata museo del mare: piroscafo "Torino"
Galata museo del mare: piroscafo “Torino”

Da una sala all’altra, l’infermeria, la sala macchine, i bagni, su per le scale ripide si raggiunge il ponte, realistico e talmente suggestivo da disorientare. Le vibrazioni della nave in partenza m’incuriosiscono, affretto il passo verso prua, mi sporgo e vedo il mare, c’è davvero, il sole sta tramontando e stiamo lasciando il porto… L’emozione è forte e, per un attimo, ho avuto l’istinto di voltarmi indietro, a cercare un’ultima immagine da ricordare prima di conservare l’Italia nei ricordi.

Il Galata museo del mare, in particolare questa parte, è un’opera di ricostruzione storica, di immaginazione, architettura e tecnologia ottimamente riuscita. Genova è molto più di una visita al giustamente famoso acquario. Famiglie, coppie, turisti e curiosi solitari, questa è un’esperienza che vale la proprio pena vivere!