DIARIO DI VIAGGIO: L’ EXTREMADURA CHE EMOZIONA

E’ il 28 ottobre e raggiungiamo le rovine della città romana di Cáparra risalente al I secolo dC. L’arco si erge maestoso e con la sua solida presenza in questa terra arida è divenuto uno dei simboli della via della Plata.
Stiamo quindi per lasciare la regione dell’ Extremadura che emoziona in un modo che non ci si aspetta, ancora un tratto da percorrere, più o meno in due giorni, per ritrovarci in Castiglia.

Extremadura che emoziona: arco di Caparra
Extremadura che emoziona: arco di Caparra
Extremadura che emoziona: arco di Caparra
Extremadura che emoziona: arco di Caparra

EXTREMADURA CHE EMOZIONA: LA TERRA

Anche oggi abbiamo sofferto il caldo (35°C) attraversando, come invariabilmente in precedenza, distese infinite e assolate di querce e lecci. Forse gli unici alberi che riescono a vivere in questo terreno giallo di sabbia e di erba secca. Il miraggio della pioggia, da sempre avara in queste lande, pare lontano aggiungendo desolazione alla solitudine dell’altopiano. Le mucche pascolano abituate al sole, numerose, brucano muovendo pigramente il capo al nostro passare. Seguo la carta nello smartphone aiutato da qualche riferimento gps per ovviare alla segnaletica pressoché assente o confusa. Rilevo i numerosi invasi d’acqua della zona che, nella realtà, sono diventati secche pieghe della terra ormai privi anche di fango in attesa che l’acqua torni.
Deve essere una battaglia titanica per gli allevatori rifornire d’acqua le proprie bestie che attendono pazienti.
Passo ai bordi di uno di questi invasi “domestici” carico solo di polvere, non vedo uccelli in volo, non incontriamo insetti di alcun tipo, salvo qualche rarissima mosca.
E’ questo il destino che attende la nostra terra? Ma subito mi ricordo che queste regioni, come pure la Mancha, venivano descritte allo stesso modo anche dal Cervantes secoli fa.
La considerazione mi dà sollievo ma non riesco a trattenere un moto di rimorso facendo un’abbondante doccia all’arrivo al rifugio che ci ospita stanotte.

Extremadura che emoziona: tra Carcaboso e Caparra
Extremadura che emoziona: tra Carcaboso e Caparra
Extremadura che emoziona
Extremadura che emoziona
Extremadura che emoziona
Extremadura che emoziona

EXTREMADURA CHE EMOZIONA: I PICCOLI CENTRI ABITATI

Camminare tutti questi giorni in Extremadura ha significato dare realtà alla mia paura basata sull’immaginazione che questo nome lascia supporre.
È stata dura. Non esagero. Certo, l’autunno improbabile che tutta Europa sta vivendo col caldo che non vuole cessare, la fatica di attraversarla camminando, ma anche la difficoltà di accettare una realtà così diversa dalla nostra affollata Italia, hanno influito.

Ho incontrato minuscoli paesini persi nel nulla, delle dehesas o delle fincas infinite abitate solo da pazienti mucche.
Paesini che sorprendono per il lindore, la semplicità delle strutture e la gelosa organizzazione dei servizi: i bambini a scuola, le mamme al mercatino…
Paesini di 100 o 700 anime compresi nelle loro abitazioni tinte di bianco con la bandiera spagnola orgogliosamente esposta alle finestre, fortemente in  antitesi alle recenti vicende catalane. Paesini quasi sempre preceduti da fitte “piantagioni” di pannelli fotovoltaici a rendere amico e prezioso quel sole strapotente. Paesini che, dopo le otto di sera, si animano per conservare i rapporti e le amicizie riempendo strade ed improbabili (per noi) bar o piccole bettole. Quasi inesistenti le auto e i suv/jeep/autofurgonate, qui destinate solo ai lavori nei campi.

Ma l’Extremadura ti consegna altro che merita attenzione particolare e che mi riservo di riportare con calma. Il gioiello di eleganza della Roma imperiale in Mérida e l’austera medievale Cáceres.

Sono soddisfatto. Guardo indietro ai giorni trascorsi camminando sotto un sole che annebbia i pensieri e, allo stesso tempo, induce alla riflessione. Uno spaccato di vita il cui prezzo si misura in fatica e semplicità, più che in denaro. La calma, il silenzio sommato ad una vegetazione essenziale, l’assenza di acqua, il rumore dei passi che si succedono monotoni, sono emozione autentica, semplicemente profonda, quasi ancestrale. E’ la Terra, è la Natura, è l’uomo che non vive nell’illusione di dominarle, è l’essenza del cammino, il mio, che mi regala serenità.

Extremadura che emoziona: la mia credencial un paio di giorni fa
Extremadura che emoziona: la mia credencial un paio di giorni fa