21 OTTOBRE 2017: CAMMINANDO IN EXTREMADURA

Camminando in Extremadura mi trovo a riflettere sulla genesi del nome di questa regione attraversata dalla Ruta de la Plata, la via per Santiago de Compostela che parte dal sud della Spagna, da Siviglia. Il suo suono sembra anticipare cosa ci si può aspettare percorrendola.

CAMMINANDO IN EXTREMADURA: QUALCHE INFORMAZIONE

Prendiamo subito alcuni dati di insieme per creare una cornice e meglio comprendere il quadro.
La Toscana è estesa per circa 22.000 km (credo di ricordare bene) e ha una densità di popolazione di circa 166 ab/kmq.
Per un totale di 3.700.000.
La regione che stiamo percorrendo è estesa, citando cifre approssimativamente corrette, 41.000 kmq con una popolazione di poco più di 1.000.000, a cui occorre sottrarre i 50.000 abitanti di Mérida (la capitale) e i 90.000 di Cáceres, per una densità di popolazione complessiva di 20 ab/kmq. Pochi!
Perché questo ritorno alle vecchie lezioni di geografia scolastica? Per partire con la consapevolezza che questo tratto di Cammino per Santiago, ma anche altre regioni come l’Andalusia a nord di Siviglia, la Castiglia e la Galizia, sono avare d’incontri. Si cammina soli, quasi tutto il tempo.

Ecco perché, contrariamente al Cammino Frances, che da sempre raccoglie i pellegrini da tutta Europa (Italia compresa) sviluppando una solida tradizione di accoglienza, la Via de la Plata ha convogliato quasi esclusivamente i soli pellegrini dal sud della penisola iberica o, in precedenza, gli spostamenti della X legione romana.

CAMMINANDO IN EXTREMADURA: IL PAESAGGIO…

Siamo quasi al 10° giorno di cammino e il paesaggio alterna pochi centri urbani, alcuni piccolissimi. Le torride distese di stoppie iniziali da alcuni giorni hanno lasciato il passo a infinite vigne. Vediamo meglio.

Il tempo ci grazia regalandoci pioggerelle refrigeranti che tengono a bada l’onnipotenza de sole andaluso. Il terreno argilloso si colora di rosso e il sentiero diventa una “via”, una strada mirabilmente disegnata e livellata che fa correre i passi e le ore, la “calzada romana”. Corre nella campagna della Estremadura disegnando un’incredibile retta. Vedere le carte per rendersi conto. Corre addolcendo curve e salite, saltando sommità e scendendo pendii con una prospettiva studiata.

Camminando in Extremadura: i filari di viti
Camminando in Extremadura: i filari di viti

Si entra, senza incontrare anime, se non i soliti allevamenti di futuri prosciutti “iberico“, nella “tierra de barros“, dove i paesi aggiungono al proprio nome il toponimo ” barro”, ovvero fango. Pochi e lontani, alcuni lecci a segnalare gruppi di maiali. Terreni lisciati e diserbati per la raccolta delle olive, altri curati e disegnati a righe parallele: milioni (non scherzo!) di filari di viti ad alberello basso. 4 giornate di cammino quasi in frescura, 20/25 km al giorno di media e i filari non si sono mai interrotti, senza confini tracciati o muretti a definire le proprietà, per dare i vini de “la ribera del gudiana“.
100 km di viti e, sulle colline in lontananza, piante di ulivo, tante e belle a raccontare il sole di questa infinita estate.

CAMMINANDO IN EXTREMADURA: IL PAESINO DI TORREMEJIA

La freccia gialla che segnala il Camino, ci invita ad uscire dalla strada romana e ci indirizza su un troncone asfaltato della statale N630, quasi completamente priva di traffico. Pochi chilometri e raggiungiamo il paesino di Torremejia. Una doppia striscia di case bianche ai lati dello stradone: una banca, una fermata del bus. Non fosse per l’asfalto, sembrerebbe di vedere John Wayne, pistole alle mani, attendere il duello col cattivo di turno.
Una birra al bar e ci dirigiamo in una piazza dietro le case, al limite del paese.

Camminando in Extremadura - Torremejia, l'albergue
Camminando in Extremadura – Torremejia, l’albergue
Camminando in Extremadura - Torremejia, l'albergue
Camminando in Extremadura – Torremejia, l’albergue

C’è una poderosa magione nobiliare con grandi insegne araldiche in pietra che si apre alla nostra vista, sebbene in parte nascosta dalla torre diroccata. Si scorgono passati interventi di restauro. Ci accoglie in quell’ambiente, parzialmente trasformato in alloggio per i pellegrini, l’hospitalera Fernanda. La registrazione e il “sello” sulla credenziale cui segue una breve illustrazione logistica: docce, bagni, cucina.
Chiacchiere in attesa di altri arrivi, siamo i primi.

Perché “torre e mejia“? Chiedo curioso di sentire la voce di quei sassi. Fernanda racconta della famiglia Mejia appunto, conti che dal ‘600 possedevano i terreni circostanti fino alle colline all’orizzonte. Le enormi dimensioni della residenza originaria includevano anche l’attuale chiesa del paese come cappella privata. Tutto intorno vigneti, ulivi, grano. Nessun abitato se non le casupole dei contadini operai.
Il tempo tesse la sua tela e stende coltri di polvere su generazioni di contadini ma anche di nobili.
Negli anni 60/70 la Spagna (ancora sotto il Franchismo) stabilisce la requisizione di ampie estensioni di terreni di latifondisti. La famiglia Mejia riscatta i propri terreni riacquistandoli e provvedendo a frazionarli in tantissime piccole proprietà che donò ai propri contadini. Inaspettatamente si ritrovarono proprietari di un buon appezzamento. Così comincia a formarsi il piccolo centro di Torremejia, allacciando il nome della famiglia alla millenaria Torre.

Questo il racconto di Fernanda che mi lascia per ricevere una giovane pellegrina tedesca…